venerdì 14 novembre 2008

Roland part II

...i meravigliosi disegni realizzati dalla mitica Claudia basati sul mio racconto...

martedì 28 ottobre 2008

autumn...




...leaves are falling down...

venerdì 17 ottobre 2008

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto u
n sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco del
le campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.

Kahlil Gibran

venerdì 10 ottobre 2008

giovedì 9 ottobre 2008

da leggere e divulgare...

http://jukeboxallidrogeno.spaces.live.com/default.aspx?wa=wsignin1.0

ormai la legge gelmini/tremonti è nota ai più, anche se c'è tuttavai una cattiva informazione...
studenti, non facciamoci mettere i piedi in testa...la cultura non è elitaria...

mercoledì 8 ottobre 2008

untitled...

Il vento autunnale soffiava leggero e freddo per le strade e tra gli alberi spogli. Stretta nel suo cappotto, con le cuffie alle orecchie, camminava con passi lenti, quasi svogliati. Si soffermava a guardare con occhi nuovi e curiosi, quelle vie che percorreva ogni giorno, quei posti che aveva visto fino allo sfinimento. Le piaceva la sensazione delle foglie morte sotto la suola delle sue scarpe, stoppava addirittura il suo lettore mp3 per sentire il suono, quello scricchiolio seguito dal fruscio leggero. Le piaceva pensare che fosse la voce delle foglie quella, gli ultimi sospiri, un po’ come le ultime parole di una storia d’amore infinita. Le nuvole coprivano prepotentemente il cielo, il sole, e lei sapeva che era lì dietro, forse troppo stanco per splendere quel giorno. Si fermò a raccogliere una foglia, grande, arancione, splendida, per poi riporla con cura nella borsa, tra i quaderni dell’università e le ultime lettere che aveva scritto tempo fa, seduta sulla sabbia di un mare che conosceva fin troppo bene, con il profumo tutto particolare di una giornata di fine estate. Adorava scrivere, le veniva naturale. Poteva anche fermarsi adesso, su una panchina del parco, tirare fuori carta e penna e scrivere anche solo una frase, alzando lo sguardo alla fine, soddisfatta. Ma non lo fece, continuò a camminare, lenta e svogliata. Aggiustandosi la sciarpa intorno al collo e calandosi per bene il berretto sulla testa, attese paziente alla fermata del bus. Il suo sguardo finì come sempre sul fiume, rapita da quell’ondeggiare tranquillo, immortale, come quella canzone che le piaceva ascoltare sempre da piccola, seduta nella sua cameretta. Chiudeva gli occhi, con un’espressione dolce sul volto, le cuffie del walkman troppo grandi che le coprivano le orecchie, ed era ancora più bello con la pioggia. Senza farsi scoprire dalla madre che riposava in camera da letto, apriva la finestra e si affacciava, nonostante il freddo, coprendosi il volto con le gocce fredde, e sorrideva, ed era felice. Sorrideva inconsciamente anche ora, con lo sguardo fisso sul fiume, noncurante delle persone che la fissavano con uno sguardo interrogativo, per poi scuotere la testa e tornare a guardare all’orizzonte in attesa di scorgere il bus. Aprendo la porta di casa avvertì come una scossa. Indugiò ancora un momento, poi entrò, chiudendosi la porta alle spalle. Senza accendere nessuna luce, andò diretta in camera. Un senso di angoscia la accolse, una fitta alla bocca dello stomaco la colpì come un pugno ben assestato, costringendola a sedersi per terra. Si avvicinò al comodino, accendendo la piccola lampada. La stanza si illuminò di una luce fioca, rosea, e finalmente vide, e improvvisamente non volle più vedere. Strisciò sul pavimento, verso le centinaia di foto sparse sul pavimento, le oltrepassò. Aggrappandosi alla scrivania, riuscì a mettersi in piedi, aprendo le persiane della finestra e lasciando che entrasse un po’ di quel vento che le aveva tenuto compagnia poco fa. I petali delle rose sul tavolo danzavano assieme al vento, assieme all’acchiappasogni appeso sul suo letto. Lo guardava ogni notte prima di addormentarsi, credendo fermamente che tutto ciò che sognava andasse a finire lì e un giorno, quando lei avrebbe deciso che voleva ricordare ogni singolo frammento di sogno, avrebbe proiettato nella sua mente tutte quelle immagine oniriche, facendola, manco a dirlo, sognare ad occhi aperti. Ma non era ancora tempo per quello, non adesso. Si inginocchiò tra le foto, accarezzandole con il palmo della mano, soffiandoci su per togliere la polvere. Era per questo che era andata via, anche se era lì comunque. Era per questo che non riusciva a capire, a ricordare il perché. E allora pensava, guardando le foto, soffermandosi sui particolari del volto di un ragazzo, che forse, forse i ricordi non erano così male, forse non avrebbero fatto male per sempre, forse a poco a poco sarebbero stati sostituiti da altri. Lo sapeva, ci sperava, ma non lo voleva veramente. Beh, era sola, sì, e forse era per questo che cercava di afferrare e imprimere i ricordi nel suo cuore, qualcosa che riuscisse a scaldarla perché quel vento, sì, quel vento sarebbe diventato più freddo e allora avrebbe avuto bisogno di un abbraccio rassicurante e lo poteva trovare solo lì. Però niente più foto. Nossignore. Niente di niente. Ma non voleva buttarle, in fondo le dispiaceva, era una ragazza in fin dei conti, e non era nemmeno cattiva, ma solo tanto buona e dolce e…era un difetto? Raccolse le foto, poi si alzò, massaggiandosi le ginocchia. Sospirò, poi prese dall’armadio un cofanetto che aveva comprato quando era felice sul serio, quando si svegliava al mattino, piena di energia e con il sole, anche se pioveva. E che strano poi, adesso la mattina non aveva più tanta voglia di lasciare il suo letto, e in più pioveva, ma questo non le dispiaceva così tanto. Si sedette alla scrivania, cominciando a mettere le foto nel cofanetto, e su ognuna di esse posava un leggero bacio, così non si sarebbero sentite tanto sole, ma solo coccolate e amate anche ora che risultavano quasi una fonte di dolore. Non ebbe il tempo di pensare se fosse la cosa giusta o meno, chiuse semplicemente il cofanetto, chiudendolo a chiave. Sapeva bene che era l’ultima volta quella, l’ultima volta che avrebbe rivisto il cofanetto e il suo contenuto, ma già era fuori di casa, diretta in stazione. Con la testa poggiata al finestrino del treno, guardava la vita scorrere veloce. Che fosse tutto solo un viaggio? Asciugò meccanicamente una lacrima dalle guance arrossate dal freddo. Poi cominciò a vedere il mare, il suo punto d’arrivo. Si alzò, affacciandosi dal finestrino, assaporando il profumo con gli occhi chiusi, poi chiuse frettolosamente, per paura di essere vista e rimproverata da qualcuno. All’uscita della stazione, prese l’ennesimo bus in direzione della spiaggia. L’autista la guardò in modo strano quando scese, ma non disse nulla e proseguì il suo percorso. Ed eccola lì, con i suoi vent’anni, con un pezzo di vita racchiuso in alcune foto, e con tanti pezzi che ancora dovevano essere vissuti. Corse in direzione del mare, con una voglia immensa di gridare, di urlare al mondo che sì, nonostante tutto era ancora lì e ci sarebbe stata per molto tempo. Con uno strano luccichio negli occhi guardava il mare e si riempiva a poco a poco, il suo corpo si sollevava, fino a volteggiare nell’aria. Aveva una voglia matta di essere accarezzata dalle onde, nonostante il freddo, voleva solo immergere la sua anima e perdersi lì, in quel momento, alla ricerca di qualcosa perso da tempo. Scavò una buca nella sabbia a mani nude, profonda abbastanza affinché ciò che stava per riporre non venisse mai alla luce. Prese dalla borsa il cofanetto e le lettere, ripose tutto con cura, stette un po’ a guardare, per poi ricoprire il tutto. Si alzò, volse un ultimo sguardo al mare e si incamminò, con i piedi a pochi centimetri dal suolo.

lunedì 6 ottobre 2008

organizzazione e mobilitazione...

Per tutti gli studenti universitari e non...vediamo un pò di far valere i nostri diritti..ne va del nostro futuro...

http://universitadasalvare.blogspot.com/

Gli studenti dell'Università di Pisa si sono già mobilitati contro l'ingiustizia di questa legge...bisogna intevenire, scendere in strada se necessario, ma le azioni di rivolta e occupazione vanno moderate nel modo giusto...

giovedì 25 settembre 2008

Roland


...e a furor di popolo, il primo dei miei racconti che è stato trasformato in fumetto...


"L’aria era fredda quella mattina, così fredda e silenziosa al punto che tutto sembrava presagio di morte e distruzione. Roland vagava per i sentieri sperduti, le foreste innevate. Occhi socchiusi, era accecato da tutto quel bianco. Gli dava sui nervi. Lui che si muoveva fondendosi con la notte, non sopportava quella luce. Non mi appartiene, diceva, ogni volta che alzava gli occhi al cielo per guardare il sole, riparandosi poi con una smorfia di disgusto tra le grandi e antiche querce in attesa della notte. E quando calava la notte, si mimetizzava col cielo e con la natura, attendeva paziente che qualcuno passasse vicino, quel tanto che bastava per sguainare la spada e, con un colpo secco, finirlo. Tagliare la testa, sgozzare, sventrare, uccidere: questo era il suo mestiere. A lui non importava chi fossero quelli che capitavano. Uccideva tutti, indistintamente. Mercanti, cavalieri, servitori. E non era solo per i soldi. Era qualcosa che veniva da dentro. Un odio remoto e profondo. Io sono solo a questo mondo, e voglio esserlo finchè sarà possibile, si diceva, mentre affondava la spada per l’ennesima volta, a occhi chiusi, calcolando il momento opportuno. E sentiva le urla strazianti, sentiva il corpo cadere e stringeva i denti, pieno di rabbia e eccitato. Nessuno sapeva chi fosse. In realtà non lo sapeva nemmeno lui. Roland era il suo nome, e questo bastava. Non sapeva dove fosse nato, chi l’avesse cresciuto. Nulla. E non gli sembrava giusto. Non gli sembrava giusto che gli altri vivessero e fossero felici. Non lo poteva sopportare. Ma ecco: un rumore. Svelto, si nascose tra i cespugli, in attesa. Vide una figura incedere con passi lenti. Completamente vestita di bianco, camminava perfettamente al centro della strada. Si sforzava di capire chi fosse, cosa fosse, ma aveva il volto coperto e non era facile. Stava lì, in attesa. Poi la figura si fermò, tolse il cappuccio e guardò nella sua direzione. Roland sgranò gli occhi: era una fanciulla. Come ha fatto a capire dove sono? Non può essere. E’ solo una mia stupida impressione. Intanto lei continuava a guardare, poi sorrise. “Vieni fuori”, gli disse, con una voce che non aveva mai sentito, abituato alle grida di morte. L’aria era diventata ancora più fredda e un brivido attraversò il suo corpo. Chiuse gli occhi per un momento, forse era solo frutto della sua immaginazione. Poi li riaprì e con sgomento vide che la ragazza lo stava ancora guardando. Si alzò a fatica, coprendosi per bene il viso. Non aveva idea di cosa fare. “Avvicinati…” gli disse, sempre con quella voce. Cosa stai facendo, Roland? Sei impazzito? Una voce nella sua mente. Fermati! No no, devo andare. E così fece. Passo dopo passo, con lo sguardo basso, si accorse di essere arrivato da lei quando scorse l’orlo della lunga tunica bianca. Alzò lo sguardo su di lei. Si fermò, impietrito. Dio, quegli occhi…quegli occhi…occhi…no…no…Spostò lo sguardo. Non ci riusciva a guardarla. Poi lei fece una cosa che nessuno mai aveva fatto. Si avvicinò, occhi fissi nei suoi, e gli abbassò il cappuccio e lo costrinse a guardarlo, gentilmente. Cercava di sostenere il suo sguardo, ma una voce…cosa sto facendo…cosa…io…non dovrei…vai via, vattene. La sua mano si abbassò fino ad impugnare la spada. La sguainò lentamente, portandola all’altezza del viso. Lei intanto continuava a guardarlo, o meglio a ipnotizzarlo. Perché mi fai questo? Perché? Le mani della fanciulla si chiusero intorno alla sua. Gli sfilarono la spada e la portarono all’altezza del ventre. Un colpo secco e Roland si trovò a terra. Non urlò, non disse nulla. I suoi occhi continuavano a guardarla. Sentì la sua voce che le diceva: “Grazie…perché dopo di te non sarei più riuscito ad uccidere nessuno…non ce l’avrei fatta…grazie per avermi liberato da questa maledizione…”. Lei si inginocchiò, posò la spada insanguinata accanto a lui e sfiorò le sue labbra con un bacio. Si rialzò: “Non c’è di che, Roland…”. Si coprì di nuovo il volto con il cappuccio e riprese a camminare, lenta, scomparendo nell’aria. Roland chiuse gli occhi, ripensò ai suoi occhi e, per la prima volta, sorrise."

mercoledì 24 settembre 2008

sometimes dreams are harder than life...

...giorni di nervosismo totale...giorni di irrequietezza...di instabilità emotiva...momenti di risate isteriche...di folli urla silenziose...istanti di lacrime che pizzicano agli angoli degli occhi...e tu che dici loro: fermatevi, non è il momento...non è mai il momento per le lacrime...poi chiudi gli occhi e tutto passa...hai voglia di spostare le lancette indietro di non so quanto...e piombare nel passato...essere il protagonista di un film che guarda un pò com'è strano somiglia alla storia della tua vita...oppure schioccare le dita e ritrovarsi nel domani...essere uno spettatore alla prima di un film che sta aspettando di vedere da tanto...seduto su una poltrona scomoda di un cinema invisibile...sgranocchiando pop corn stantii venduti da un uomo immaginario...e poi piangere asciugando le lacrime su un finto fazzoletto...o ridere a crepapelle per una battuta inesistente...è questo ciò che ritrovo nei miei pensieri...cerco di trasformarli in sogni per vedere come sono sul serio ma non ci riesco...poi alzarsi al mattino e vivere la vita...è un pò come recitare lo stesso copione...i soliti movimenti...le solite combinazioni di frasi...le stesse parole...non è un pò ridicolo tutto questo...?voglio dire...quando siamo nati sapevamo di dover rifare le stesse cose e le stesse azioni, pronunciare le stesse parole per tutta la vita...?


sono sicura di una cosa però...la gente ti salva...ogni volta ti ripesca dal fondo dell'oceano dov'eri sprofondato...e ti dice: stai attento, non farlo mai più, potresti farti male...e ti sorride...stranamente ti sorride invece di rimproverarti...perchè sai che di solito è quello che si dovrebbe fare...e tu rimani attonito sulla sponda del mare, ancora zuppo e infreddolito, e la vedi andare via...e la vedi ricomparire quando hai deciso di fare di nuovo un tuffo, solo uno, piccolo...e invece c'è di nuovo la gente che ti dice: non è meglio fare una passeggiata? e tu acconsenti...perchè non ne puoi fare a meno...non puoi fare a meno della presenza della gente...detto così appare impersonale...la gente che va e viene...molti rimangono tali, gente appunto...altri diventano qualcosa in più...ti si attaccano alle pareti del tuo cuore, scavando dei piccoli buchi per rannicchiarsi lì e farti compagnia...e ti creano strane sensazioni...gioia, felicità...uno strano sentimento...come si chiama? ah si...amicizia...e poi c'è quell'altro...quello indescrivibile...quello talmente grande che ti chiedi come faccia a rimanere chiuso lì dentro di te...che ti allarga il cuore...ti riempie l'anima...da qualche parte lo chiamano amore, credo...è un bel nome...è bello da pronunciare...ma è assolutamente superlativo provarlo...

...Og ég fæ blóðnasir En ég stend alltaf upp...


(...And I get nosebleed but I always get up...)

lunedì 22 settembre 2008

ghgh...


sì...è scontato e definitivo...sono pazza...e mi sto preparando per Halloween...XD!
uff...perchè non passa più questo periodo del cavolo? tanto sarà un fallimento...su tutti i fronti...mi sento inutile e senza speranze...e pensare che domenica è il mio compleanno...20 anni...e sentire il peso del mondo da una vita...oggi mi sono svegliata così...angosciata, delusa, affranta...dov'è la felicità che ho accumulato in questi giorni...?Perchè se non c'è "lui" io non riesco ad andare avanti...a vedere il lato positivo delle cose...?ho fatto una scelta e devo portarla avanti...non posso arrendermi così...ma sono solo pensieri...un conto è metterli in atto...perchè sentirmi sconfitta in partenza?maledizione...cominciamo proprio bene quest'anno accademico...

venerdì 12 settembre 2008

yeah...

...ieri serata da delirio puro...dopo lo scazzo post studio io e la mia inseparabile compagna di stanza siamo andate a vedere su "tu tubi" dei video sul make up goth, dark, ecc ecc...(in realtà lei stava guardando le acconciature emo...non so per quale motivo...forse scriveremo un libro sulla cultura (?) emo...)...da lì mi è venuta la folgorazione...i miei soliti momenti di follia pura...accantonati i libri di letteratura inglese ( e basta col teatro inglese della prima metà del '900 eh...) prendo i miei trucchi e comincio l'opera...ovviamente insieme a Giù...risultato: delle perfette goth-dark lady...ero orgogliosissima del mio fantastico trucco blu...poi ovviamente ci siamo fatte prendere la mano e giù a far foto insieme a Fede con l'aiuto di Chia...la situazione è degenerata, col risultato che sembravamo delle battone...!poi a fine serata special guest Ale truccato da glam boy...fantastico!abbiamo inaugurato in bellezza il nuovo anno accademico in quel di Pisa!yeah!

a breve le foto...ovviamente quelle che si possono vedere..ghgh...

lui è il nostro maestro...XD!

giovedì 11 settembre 2008

pensieri liberi...


...partendo dal presupposto che ognuno di noi nasce solo a questo mondo ma improvvisamente ci ritroviamo immersi in suoni, facce, immagini, colori...era quello che sognavamo? era davvero ciò che avevamo scelto? c'è davvero un disegno scritto da qualche parte? come un racconto o un romanzo sulla nostra vita? qualcosa che sappia già quando faremo il primo respiro, la prima parola, il primo giorno di scuola, la prima cotta, la prima volta...? perchè siamo così ossessionati dal futuro? perchè non posso essere in grado di scegliere ciò che è giusto per me? perchè devo pensare che quello che sto facendo è già stato destinato a me senza che io lo sapessi? e allora perchè tutti gli sbagli? tutti gli errori, i momenti di dolore, la morte...ha senso? non ha senso? alla fine c'è solo lei...e allora perchè vivere questa pantomima? perchè semplicemente vivere...? voglio dire, se tutto ciò che facciamo è come se stessimo recitando, se stessimo mettendo in scena tutte le battute di quell'interminabile copione...perchè affannarci se già conosciamo la battuta finale? e soprattutto...ci saranno risposte a queste domande? non è un momento depressivo...è solo che sono domande che girano continuamente nella mia testa...sono cose che a pensarci non mi spaventano ma mi sorprendono...e mi incuriosiscono...non credo che avrò mai la risposta ma non importa, va benissimo così...

...jigsaw falling into place...